I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi e procedendo con la navigazione, accetti il nostro utilizzo dei cookie. Ulteriori informazioni Close
La cicogna bianca e Cascina Venara

Non è raro, per chi si appresta a visitare Cascina Venara e il bellissimo territorio del Comune di Zerbolò, imbattersi in un gruppo di cicogne che volano a bassa quota, o che cacciano rane e piccoli insetti nelle risaie e nei prati attorno alla cascina.
Questi preziosi incontri sono resi possibili a seguito di un progetto di reintroduzione della Cicogna bianca, che ha impegnato per circa dieci anni alcune realtà associative. Il progetto di riproduzione, ambientamento e rilascio in natura di coppie di cicogne, si è potuto realizzare a seguito di convenzioni stipulate tra il Comune di Zerbolò, il Parco Lombardo della Valle del Ticino e le associazioni stesse che lo hanno portato avanti con successo grazie soprattutto al lavoro e alla passione di numerosi volontari.

Qualche elemento per conoscerla meglio...
La Cicogna bianca ha una lunghezza totale di 1000 - 1150 mm e un'apertura alare di 1750-1950mm.
E' quindi un uccello di notevoli dimensioni e dal piumaggio inconfondibile: bianco e nero, con quest'ultimo colore limitato alle penne remiganti. Ha zampe e becco rossi negli adulti, becco da nero a bruno rossastro e con zampe rosso smorto nei giovani. La specie è silenziosa e il repertorio sonoro si limita  al rapido e rumoroso battere del becco (bill-clattering), generalmente espresso in coppia e vicino al sito di nidificazione.
Le coppie sono monogame e spesso si mantengono per più stagioni riproduttive occupando ogni anno lo stesso nido, che diventa progressivamente sempre più voluminoso. La femmina depone solitamente da due a sei uova da marzo a maggio. Le uova vengono covate sia dalla femmina che dal maschio per circa 33 giorni.
Le cure parentali sono piuttosto lunghe (i giovani lasciano il nido definitivamente dopo circa tre mesi) e vengono svolte da entrambi i genitori che incessantemente, durante il giorno, si alternano nella ricerca di cibo per i voraci pulcini.
La dieta delle cicogne è esclusivamente carnivora; ricercano il cibo camminando lentamente sul terreno, spesso in gruppo, catturando grossi insetti, vermi, rettili, anfibi, pesci, piccoli mammiferi, oltre che uova o pulcini di uccelli. Ecco perchè prediligono la vicinanza di prati irrigui, risaie, marcite, acquitrini e brughiere.

La situazione odierna...
Da alcuni anni a questa parte il numero di cicogne nidificanti si è stabilizzato in una dozzina di coppie che riproducendosi garantisce annualmente un numero cospicuo di nuovi nati. Lo riteniamo un ottimo risultato soprattutto se consideriamo che la specie non è particolarmente numerosa nel nostro Paese. Essendo la specie tendenzialmente gregaria, la presenza della colonia stanziale di cicogne induce soggetti selvatici, impegnati nella migrazione, a fermarsi e, nella maggior parte dei casi, a nidificare e riprodursi.
E' dovuto a situazioni simili a quella zerbolese il costante e progressivo incremento della popolazione di cicogna bianca in Italia, anche se la specie è ancora considerata vulnerabile. Vale la pena sottolineare che la Cicogna bianca è compresa nell'Allegato I della Direttiva Comunitaria 79/409/CEE "Uccelli" che impegna i Paesi che la recepiscono, tra i quali l'Italia, a tutelare la specie e i siti da essa frequentati durante la nidificazione, lo svernamento e la riproduzione.
La nostra associazione è impegnata ad assicurare e garantire il mantenimento dell'habitat, fattore indispensabile per la sopravvivenza della specie nella nostra zona, così fortemente aggredita da speculazioni edilizie e da un certo tipo di agricoltura intensiva.
Le nostre azioni, in questo ambito, sono volte soprattutto a sensibilizzare i risicoltori verso la costante perdita di biodiversità che causa la coltivazione del riso "in asciutta". L'utilizzo di questa tecnica si ripercuote in modo nefasto soprattutto sugli anfibi, con una sensibile riduzione della presenza di rane (alimento principale delle cicogne ma anche della maggior parte degli ardeidi), falcidiate dalla carenza di acqua quando sono ancora girini. Come esempio portiamo l'estinzione in quest'area del tritone crestato, una volta abbondante.
Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere gli agricoltori in un programma di educazione e sensibilizzazione verso la biodiversità, con lo scopo di migliorare la situazione attuale.
Grazie ad un progetto di riqualificazione ambientale, che tra le altre cose prevede il recupero di una lanca, di alcuni canali irrigui e forse anche di una marcita nei terreni attorno alla cascina, contiamo di favorire la nidificazione di altre specie di uccelli, ma non solo, legate alle zone umide e di favorirne anche lo svernamento.

Bibliografia :

  • Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia italiana. Vol. 1 - Gaviidae-Falconidae Alberto Perdisa Editore, Bologna
  • Gariboldi A. & Ambrogio A., 2006. Il comportamento degli uccelli d'Europa Alberto Perdisa Editore, Bologna

TORNA IN ALTO