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Il Fiume Azzurro

Il concetto di fiume è molto familiare poiché i corsi d'acqua, maggiori o minori che siano, fanno parte integrante dell'ambiente in cui viviamo ed appartengono alla storia stessa dell'uomo sulla Terra. Le più grandi civiltà preistoriche nacquero e prosperarono vicino ad aree fluviali: l'Egitto sul Nilo, la Mesopotamia sul Tigri e l'Eufrate; nella penisola indiana l'Indo e il Gange furono e sono tutt'ora l'anima del paese.

L'uomo primitivo temeva la forza imponente dei fiumi, ma poi cominciò a servirsene e ad intervenire su di essi in modo diretto. Li utilizzò per irrigare i campi, ne trasse forza motrice, modificò il loro tracciato e la forma dei loro alvei per difendersi dalle piene.

Il progresso tecnologico, però, lo portò a relegare in secondo piano la valutazione dei risvolti negativi di interventi troppo pesanti. A questo modo di operare troppo disinvolto vanno attribuiti molti eventi catastrofici di natura alluvionale. Alcuni di essi vanno imputati, in particolare, al non aver tenuto conto che un reticolo idrografico è un sistema unitario: per questo una sua qualsiasi modificazione va oltre il fatto locale e si ripercuote su tutto l'insieme.

Nei fiumi, inoltre, entra a far parte del gioco anche la comunità biologica, che svolge un ruolo fondamentale nella decomposizione delle grandi masse di materiale organico che altrimenti intaserebbero tutto il pianeta. Da queste considerazioni deriva, in una visione ecologica dell'ambiente, la necessità prima ancora che l'opportunità, di vedere nei corsi d'acqua dei compagni di viaggio da rispettare, piuttosto che delle entità fisiche da modificare a nostra discrezione.

LA VALLE DEL TICINO

La Valle del Ticino è situata in parte in territorio elvetico e in parte fra Lombardia e Piemonte; la valle porta i segni di un'antropizzazione antica e di un recente grande sviluppo urbano e industriale.

La sua particolare conformazione geologica, la ricchezza di acque e la posizione geografica che la vedono incuneata profondamente nell'arco alpino a nord e allungata verso sud fino alle prime propaggini dell'Appennino, attraverso tutta la pianura padana, fanno si che nel suo territorio si siano verificate e siano tutt'ora presenti condizioni di eccellenza da un punto di vista ecologico, paesaggistico e culturale.

La Valle del Ticino è descritta come un mosaico diversificato di ambienti naturali, di paesaggi e di testimonianze culturali e storiche, come un territorio dove coesistono aree di elevata biodiversità e attività antropiche legate all'industria, all'agricoltura e al turismo. Queste ricchezze e varietà costituiscono i punti di forza di un territorio che, per tali caratteristiche, è unico nell'intera Pianura Padana. Tale varietà ha un elemento unificante, un filo conduttore, un'anima: il fiume.

Grazie al fiume e al suo reticolo idrografico si sono sviluppati ambienti naturali (boschi, lanche, ecc.) e habitat popolati da un gran numero di specie animali e vegetali che qui hanno trovato e tutt'ora trovano le condizioni idonee per il loro insediamento e riproduzione; lo stesso ambiente fluviale costituisce di per sé un ecosistema unico e variegato, popolato e frequentato a sua volta da numerose specie animali legate all'ambiente acquatico.

IL TICINO

Le sorgenti del Ticino sono ubicate nel massiccio del S. Gottardo (al passo di Novena e all'Ospizio del Sempione): da qui il fiume prosegue in territorio elvetico scorrendo in una valle ben conservata fino all'imbocco della Piana di Magadino, dove, sotto forma di piccolo canale, sfocia nel Lago Maggiore. Qui, oltre alle acque del Ticino, giungono quelle dei fiumi Toce, Maggia e Moesa, per citare i principali. Inoltre il Lago Maggiore riceve apporti d'acqua dal Lago di Lugano attraverso il fiume Tresa, dal Lago di Varese, dal Lago d'Orta, dal Lago di Comabbio e da altri laghi minori. Il Ticino è dunque alimentato da un articolato e complesso sistema di acque confluenti da numerosi laghi, fiumi e torrenti provenienti da valli minori che costituiscono l'elemento primario per la ricchezza di paesaggi ed ecosistemi che non hanno paragoni nel sud Europa. Una volta uscito dal bacino del Verbano il Ticino attraversa tutta la Pianura Padana incidendola profondamente e termina, dopo avere lambito Pavia, nel Po.

La colonizzazione antropica delle sponde e le conseguenti attività economiche legate alla presenza dell'uomo, hanno contribuito a modificare il tracciato naturale del corso del Ticino; ciò è avvenuto sia a causa degli scavi in alveo, oggi per fortuna vietati, sia a causa delle arginature e dei forti prelievi idrici.

La trasformazione antropica più appariscente è data dal complesso reticolo di derivazioni e di canali realizzati sia a scopo irriguo a servizio dell'agricoltura, sia per l''utilizzo da parte degli impianti idroelettrici, che regolano e influenzano la portata del fiume. Le principali opere artificiali che interessano la Valle del Ticino sono i canali Cavour, Regina Elena, Langosco e Sforzesca in sponda piemontese, e i Canali Industriale, Villoresi e i Navigli Grande e di Bereguardo nel territorio lombardo. La presenza di tali opere da un lato caratterizza il paesaggio della valle fluviale, dall'altro è il principale fattore, se escludiamo le condizioni atmosferiche e meteorologiche, che influenza il regime di portata del fiume.

La portata media annua è stata stimata in circa 300m 3 al sec, ma in occasione di piene eccezionali sono stati registrati valori di gran lunga superiori, arrivando anche a superare 3.000m 3 al sec (piena dell'anno 2002).

Il fiume Ticino, sino a pochi anni or sono, era contraddistinto da portate regolari, caratterizzate dal succedersi di periodi di magra estiva ed invernale e da eventi di morbida o piena nelle stagioni primaverili e autunnali; questo in genere avveniva senza il verificarsi di brusche variazioni di livello e ciò grazie all'azione tampone esercitata da Lago Maggiore che, svolgendo anche una funzione di bacino di sedimentazione come tutti i grandi laghi prealpini, ha sempre garantito al Ticino una buona trasparenza delle acque. Questo fatto, unitamente alla matrice prevalentemente silicea dei substrati, ha consentito alle popolazioni locali di soprannominare il Ticino "Fiume Azzurro", per la trasparenza e per il colore delle sue acque.

LE ACQUE DEL TICINO: PROBLEMI DI GESTIONE E USO CORRETTO

Due sono i principali problemi che minacciano le acque del Fiume Azzurro e, conseguentemente, le specie che lo popolano: la carenza idrica e l'inquinamento delle acque.

Negli ultimi anni si è constatato il perdurare di una situazione di crisi idrica dovuta ad una significativa diminuzione delle precipitazioni in tutti i mesi dell'anno; questo ha determinato una progressiva riduzione delle portate del fiume instaurando fenomeni di alterazione dell'ecosistema acquatico, ulteriormente aggravato dai prelievi a scopo produttivo -sia industriale che agricolo- e che, soprattutto nel tratto di monte, sottraggono pressoché l'intera portata defluente dal Lago Maggiore.

I complessi ecosistemi acquatici del fiume e delle zone umide e gli ecosistemi boschivi della vallata risultano pesantemente condizionati dalla regimazione idraulica del Ticino; le magre estive che, per periodi di tempo significativi, in molti tratti riducono quasi a zero la portata del fiume e le modalità di gestione della diga di Miorina che regola la fuoriuscita delle acque dal Lago Maggiore, utilizzandole come se provenissero da un bacino artificiale, causano picchi di portata seguiti da momenti di asciutta che comportano pesanti ripercussioni sulla fauna e flora acquatiche e sconvolgono i cicli biologici. Gli ecosistemi rischiano quindi di cambiare diventando banali, monotoni e con perdita di biodiversità.

Più complessa e in lento miglioramento è la qualità delle acque del fiume. Gli inquinanti sono quasi unicamente originati dagli scarichi dei depuratori e avendo spesso come concausa una limitatissima portata, nei periodi di magra non sono sufficientemente diluiti e ciò rende le acque non balneabili.

Inoltre negli ultimi anni si è assistito, a causa dei cambiamenti climatici in corso, anche ad un aumento della temperatura dell'acqua: ciò ha causato una abnorme crescita di alghe. Questo, oltre a rendere il fiume non sempre gradevole alla vista, comporta pesanti conseguenze sugli ecosistemi.

Per rispondere più efficacemente all'obiettivo di difesa della risorsa idrica, dal 2001 il Parco lombardo in collaborazione con il Parco del Ticino piemontese, ha impostato - accanto al programma di indagini condotto dagli Enti istituzionalmente competenti - un proprio piano di monitoraggio con l'obiettivo di caratterizzare la qualità delle acque del Ticino e dei suoi principali affluenti, valutare l'impatto delle diverse fonti di alterazione sugli equilibri ecosistemici e avere a disposizione dati per la gestione e la tutela del corso d'acqua.

Bibliografia:

Roberto Rotella, L'ABC dell'acqua

1999 WWF Teramo

Il Ticino, le sue acque e il suo paesaggio

a cura del Parco Lombardo della Valle del Ticino, 2008

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