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Il riso

"In Aprile l'acqua ha il sopravvento, e in poche ore ricopre campi sterminati, attraverso un'alluvione sapiente, metodica, guidata e controllata in ogni sua fase.
Poche terre hanno di questi momenti e possono nascondersi sotto l'acqua trasformando la loro verde opacità in immensi specchi, delimitati dalle linee sottili degli arginetti e da quelle delle strade, sospese tra il cielo e la terra che hanno lo stesso colore.
I paesi e le cascine appaiono come isole."
Mino Milani, Lomellina inedita

La coltivazione del riso, già presente in tempi remoti nell'Asia sud-orientale, fu introdotta in Europa dagli Arabi. Oggi è presente in diverse zone del pianeta, ma il 90% della produzione è concentrato in Asia.
In Italia la coltivazione di questo cereale si sviluppò dapprima in Sicilia, nell'VIII secolo, poi nel Napoletano e successivamente nel Settentrione nei secoli XIV e XV.
Oggi la coltivazione del riso viene praticata prevalentemente in Italia Settentrionale. In particolare, più del 92% (dati Ente Risi) della superficie risicola è concentrata in Piemonte, nelle provincie di Alessandria, Novara, Vercelli e in Lombardia, nelle provincie di Milano e Pavia.  Anche le riserie, cioè gli impianti di trasformazione del riso, sono localizzati nelle zone di maggior produzione.

Il  paesaggio del vasto territorio zerbolese è caratterizzato  dalla coltivazione del riso. La numerosa presenza di corsi d'acqua naturali e artificiali conferisce  a queste terre un fascino singolare, dove l'acqua, in alcuni periodi dell'anno, prende il sopravvento e  diventa l'assoluta protagonista.
Infatti, la caratteristica principale di questa coltivazione è la sommersione del suolo con uno strato d'acqua profondo fino ad un massimo di 25 centimetri, che protegge la piantina dai possibili sbalzi di temperatura e ne favorisce la germinazione e il radicamento.
La costante necessità d'acqua impone la presenza di una rete fittissima di canali che connotano in modo molto caratteristico il paesaggio della pianura irrigua. Considerati però costi e difficoltà legati all'approvvigionamento idrico, in tempi recenti è stata introdotta anche in Italia la coltivazione del riso "in asciutta." Tale pratica, ampiamente diffusa a livello mondiale, nelle risaie italiane non ha soppiantato il tradizionale metodo colturale della sommersione.

L'AMBIENTE DELLE RISAIE
Le acque di sommersione raggiungono temperature comprese tra 15 e 30°C. In relazione alle esigenze colturali - in particolare allo svolgimento di trattamenti con agrofarmaci -  l'acqua può essere evaquata, e in tal caso il suolo rimane temporaneamente asciutto.
Le principali operazioni per la coltivazione del riso sono:

  • in marzo preparazione del terreno e concimazione, con sistemazione di arginelli per contenere l'acqua ed eventuale predisposizione di scoline per facilitare le asciutte;
  • in aprile sommersione delle camere e semina, a volte preceduta dalla falsa semina, un allagamento seguito da un'asciutta, finalizzato all'eliminazione preventiva di alcune infestanti;
  • all'inizio di maggio germinazione e crescita del riso, cui seguono tra maggio e giugno i trattamenti contro le piante infestanti;
  • in luglio fioritura e tra agosto e settembre maturazione del riso, con abbassamento graduale del livello dell'acqua a partire da luglio;
  • tra fine settembre e inizio ottobre mietitura in campi ormai asciutti.

La successione delle fasi colturali dimostra quanto siano variabili le condizioni ambientali all'interno della risaia, che nasce come un acquitrino privo di vegetazione emergente, acquisisce rapidamente una fitta copertura erbacea e diventa infine un seminativo asciutto.
Fino a un recente passato, quando i fondi coltivati e le macchine agricole avevano dimensioni più modeste, lungo i margini delle risaie permanevano sempre alcune porzioni di suolo incolto. Il livello dell'acqua nelle risaie era più alto: in questo modo nelle scoline e nei punti di ristagno si conservava sempre acqua anche durante le asciutte, consentendo in tal  modo la sopravvivenza di parte della fauna invertebrata e dei girini, oltre che dei pesci. Infatti era consuetudine diffusa l'allevamento delle carpe, introducendo nelle risaie alcuni riproduttori all'inizio della stagione e recuperando poi numerosissimi giovani dopo l'estate: tale pratica aveva anche una discreta efficacia nel contenimento di larve di zanzare, in quanto le carpe di piccole dimensioni sono principalmente insettivore.
A partire dagli anni Ottanta gli accorpamenti fondiari hanno permesso di ampliare le superfici dei campi, mentre la diffusione del livellamento con i sensori laser ha reso ormai occasionale la presenza di ristagni. E' oggi meno diffusa anche l'abitudine di predisporre le scoline e in linea generale è diminuita la quantità d'acqua introdotta nelle risaie, al fine di ridurre i costi legati al consumo idrico.
Tutto ciò sta creando un preoccupante impoverimento della biodiversità legata alle risaie con ripercussioni negative su tutti i livelli della catena alimentare. Per questo ci auspichiamo che sempre più coltivatori si convertano al biologico, per il quale si adottano tecniche di coltivazione che prevedono un maggiore utilizzo di acqua, garantendo così una più variegata presenza di fauna e avifauna.

Bibliografia:

  • Uccelli e campagna, Riccardo Groppali, Giuseppe Camerini, 2006 Alberto Perdisa Editore
  • Terre d'Acqua in Italia, a cura di B. Isolani e B. Manachini, 2001 Fondazione Agraria Novarese
  • La risaia... coltura, cultura, natura, Piero Di Leo, 2006 Pime Editrice

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